Facebook compie sei anni e festeggia rifacendosi il look. Il social network più utilizzato, in Italia e nel mondo, è stato infatti lanciato nel 2004 e, nella notte americana, ha rilasciato a una parte dei suoi utilizzatori la sua nuova veste grafica.

La celebrazione del compleanno del “libro delle facce” è anche l’occasione per il fondatore e Ceo Mark Zuckerberg di fare un bilancio della situazione. In un post pubblicato sul blog ufficiale dell’azienda, il giovane miliardario ha fatto sapere che gli utilizzatori del sito sono ormai 400 milioni nel mondo e che sono più che raddoppiati solo nell’ultimo anno. “Sia in momenti di gioia che in momenti difficili, la gente vuole condividere e aiutarsi l’un l’altro  -  ha scritto nel suo intervento Zuckerberg  -  Questa necessità è quello che ci ispira a continuare a innovare e costruire sistemi che permettono alla gente di connettersi e condividere con altri la propria vita, facilmente “.

Le parole di Zuckerberg trovano ulteriore conferma nel recente studio pubblicato dal Pew Internet & American Life Project che ha mostrato come la popolazione più giovane sia sempre meno attratta da strumenti della rete “complessi” come i blog e molto più propensa ad utilizzare servizi come i social network per la propria esperienza digitale.

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Alvin e i suoi due fratelli sono ormai rockstar famosissime ma la vita sconsiderata e colma di eccessi che si accompagna a quel ruolo non calza molto bene al trio e del resto nemmeno al loro amato tutore Dave, così dopo l’ultimo infortunio che lo costringe in ospedale proprio Dave decide di affidare i tre piccoletti alla zia e di mandarli a scuola. Peccato che la zia venga spedita anch’essa in ospedale a tempo di record e con loro rimanga il nipote nerd, sbadato e sbandato che si prenderà decisamente poco cura dei tre lasciandoli alla loro nuova vita tra i problemi di inserimenti in una high school e l’arrivo delle Chippette, tre scoiattoline di provincia venute in città per sfondare e biecamente utilizzate per tornare in vetta da colui che nel primo film della serie aveva fatto lo stesso con Alvin e i suoi fratelli.

ROMA – “Morgan ha dato un messaggio non compatibile con una vetrina come quella di Sanremo che rappresenta più di altre la Rai stessa. Il suo è un messaggio che non ci potevamo permettere. La Rai è gestore del servizio pubblico radiotelevisivo e questo comporta obblighi e doveri che riguardano in senso lato anche il tema della droga”. Così il direttore generale di Viale Mazzini, Mauro Masi, ha spiegato – ospite di Barbara Palombelli nel programma di Radiodue 28Minuti – l’esclusione del cantante dal festival, dopo le dichiarazioni shock sull’uso di droghe. “Non è una decisione che è stata presa a cuor leggero – ha aggiunto Masi – ma non ci lasciava alternative. Se Morgan voleva dare un segnale ha dato un segnale sbagliato e noi abbiamo reagito a un segnale sbagliato”. Ma, rispondendo ad una domanda della conduttrice, Masi ha aperto uno spiraglio sul rientro in gara, a condizione di sottoporsi a un programma di recupero: “Se arrivasse un messaggio autentico da Morgan in questo senso lo valuteremmo con la massima attenzione”.

E anche oggi sono continuati i commenti e le reazioni alla vicenda. Compresa quella del ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Sinceramente non conosco Morgan, ma mi pare un buon motivo per escluderlo – ha detto ai microfoni di Cnrmedia, a proposito della decisione della Rai – ci manca solo che un cantante dica pubblicamente quanto è buona la cocaina, che faccia il testimonial della cocaina”.  E se il presidente della commissione parlamentare dell’Infanzia Alessandra Mussolini ha chiesto “il test antidroga per tutti i cantanti di Sanremo”,e anche il Codacons giudica “saggia e giusta” la scelta di Viale Mazzini, i giovani del Pdci hanno sostenuto, attraverso il loro coordinatore Flavio Arzarello, una tesi completamente diversa: “E’ il trionfo dell’ipocrisia – è scritto in una nota – Morgan, che sbaglia sull’utilizzo della cocaina, sta pagando unicamente il coraggio della verità. Ha messo in luce un fenomeno molto diffuso nel mondo dello spettacolo e chi lo nega è in totale malafede”.

Secondo invece Luigi Bobba del Pd, la Rai “non può accontentarsi dell’esclusione dal Festival, deve revocare qualsiasi contratto di collaborazione tra Morgan e la televisione pubblica”. E dal momento “che c’è chi ha proposto controlli anti-doping sui politici, sarebbe utile pensare di istituire periodici controlli antidoping a sorpresa tra conduttori e ospiti dei programmi della Rai, affinché, chi fa uso di droghe, almeno eviti di farlo utilizzando i generosi cachet pagati grazie al canone televisivo”.

Da: www.repubblica.it

Tra pochi giorni negli Stati Uniti comincia la seconda stagione di Sonny tra le stelle, il telefilm prodotto da Disney Channel che ha come protagonista Demi Lovato. Per promuovere i nuovi episodi di Sonny, i protagonisti della serie TV hanno posato per un coloratissimo servizio fotografico. Ci sono proprio tutti: Demi Lovato (Sonny), Sterling Knight (Chad), Tiffany Thorton (Tawni), Brandon Smith (Nico) e Doug Brochu (Grady) e Allisyn Ashley Arm (Zora).

Cosa succederà nella seconda stagione di Sonny tra le stelle? Sonny e Chad fanno coppia, ma cercheranno di tenere nascosto il loro amore a tutti gli amici di So Random e Mackenzie Falls. Tra 1000 equivoci e le interferenze dei paparazzi, sarà piuttosto complicato gestire la loro storia d’amore…

Qui sotto vi proponiamo tutte le bellissime foto del nuovissimo servizio fotografico!

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Il film è tratto dal libro di Alison Leslie Gold, la scrittrice americana che ha raccolto, quarant’anni dopo la fine della guerra, la lunga testimonianza di Hanneli Goslar, una delle migliori amiche di Anna Frank. Hanneli racconta il loro primo incontro ad Amsterdam, le loro due famiglie tedesche che avevano abbandonato la Germania, la vita quotidiana ad Amsterdam, i primi amori, l’inizio delle leggi antiebraiche, l’occupazione tedesca, la sparizione di amici e parenti, la separazione improvvisa da Anna quando tutta la famiglia Frank decide di nascondersi nell’alloggio segreto ricavato dietro gli uffici della ditta del padre, gli inutili tentativi di Hanneli di mettersi in contatto con Anna che lei crede scappata in Svizzera, la delusione di non essere stata informata dalla sua amica. Andrà in onda mercoledì 27 gennaio su RaiUno alle ore 21:10

Questo film è uscito l’11 dicembre in sole 5 sale.

Ecco il backstage:

Servizio del TG1 del (27/01/10):

Gli spot:

Soffrizzi interpreta il ruolo di Otto Frank nel film Mi racconto Anna Frank

La vita è bella è un film del 1997 diretto e interpretato da Roberto Benigni.  Il film comincia con un commento fuori campo di Omero Antonutti: Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla, come in una favola c’è dolore, e come in una favola, è piena di meraviglie e di felicità.  Nel 1939 Guido Orefice, un giovanotto ebreo pieno di allegria, si reca ad Arezzo con l’amico Ferruccio. Durante il movimentato viaggio Guido incontra una giovane maestra, Dora, che chiama da subito principessa. Arrivato in città, si reca a casa dello zio Eliseo, maître dell’hotel più rinomato della città: Guido è infatti deciso a diventare un cameriere sebbene il suo progetto sia quello di aprire in seguito una libreria. Quello stesso giorno, in municipio, avviene lo scontro con Rodolfo, un arrogante gerarca fascista, in seguito al quale ciascuno dei due soprannomina l’altro lo scemo delle uova (Guido sbadatamente mette le uova nel cappello del gerarca, e quando questo lo indossa le uova gli si rompono sulla testa).

Un giorno Guido incontra di nuovo Dora e scopre che è fidanzata con Rodolfo. Nel frattempo, Guido all’hotel fa amicizia con un medico tedesco con la fissazione per gli indovinelli. Il giorno dopo, nella speranza di rincontrare Dora, Guido, si spaccia per ispettore scolastico e “dimostra” la superiorità della razza ariana. Una sera Dora, con i suoi amici, va a teatro, ovviamente Guido la segue e, con uno stratagemma, la “soffia” a Rodolfo. I due quella sera parlano a lungo e Guido le confessa infine il proprio amore per lei. Una sera, proprio al Grand Hotel, Rodolfo festeggia il suo fidanzamento ufficiale con Dora, restia e non troppo convinta del passo. Nel corso della serata Dora si rende conto di quanto sia più attratta da Guido, e al termine della serata, sale sul cavallo che Guido fa entrare nell’hotel e si lascia “rapire”. Guido e Dora si sposano e dal loro amore nasce Giosuè.

Sei anni dopo la famiglia è ancora felice, Guido ha finalmente aperto la sua libreria, ma proprio il giorno del compleanno di Giosuè, il piccolo, Guido e lo zio vengono deportati in un campo di concentramento assieme agli altri ebrei. Dora, che non è ebrea, li segue volontariamente, incontrando il marito per l’ultima volta appena arrivati al campo. Pur di proteggere Giosuè dagli orrori della realtà, in una delle scene più geniali del film, Guido si spaccia come interprete del caporale tedesco, e “traduce” tutte le regole del lager in un emozionante gioco in cui si dovranno affrontare prove tremende per vincere il meraviglioso premio finale, un carro armato. Col passare dei giorni Giosuè entra attivamente nel vivo del “gioco”. Qualche giorno dopo Guido riuscirà a parlare con Dora, per l’ultima volta, attraverso il microfono del campo. Durante la visita medica, Guido incontra nuovamente il medico del Grand Hotel che gli offre di lavorare come cameriere ad una cena degli ufficiali tedeschi. Guido accetta credendo che il medico voglia aiutarlo ad evadere dal lager, ma grande sarà la sua delusione quando, quella stessa sera, il dottore lo chiamerà solo per sottoporgli un assurdo indovinello.

Una notte, all’improvviso, i soldati tedeschi abbandonano freneticamente il campo dopo aver fatto strage dei deportati rimasti. Guido riesce a nascondere Giosuè in una cabina, promettendogli di ritornare, ma mentre è alla ricerca della moglie viene scoperto e fucilato. Le scene finali del film mostrano come al mattino seguente il lager viene liberato. Giosuè esce dalla cabina in cui si era rifugiato ed è infine salvato da un soldato americano che lo fa salire su un carro armato mentre, convinto di aver vinto il premio finale, grida: è verooo!!! Il film si conclude con il bambino, accompagnato dall’americano, che ritorna felicemente dalla madre e la voce narrante conclude dicendo: Questa è la mia storia, questo è il sacrificio che mio padre ha fatto, questo è stato il suo regalo per me!

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Annelies Marie Frank detta Anne, nome italianizzato in Anna Frank era una ragazza ebrea tedesca, divenuta un simbolo della Shoah per il suoo diaro scritto nel periodo in cui la sua famiglia si nascondeva dai nazisti e per la sua tragica morte nel campo di concentramento di Bergen-Belsen.

Visse parte della sua vita ad Amsterdam nei Paesi Bassi, dove la famiglia era riparata dopo l’ascesa al potere dei nazisti in Germania.

Biografia

Anna nacque a Francoforte, in Germania, il 12 giugno 1929. Fu una ragazza ebrea di 13 anni che scrisse un diario mentre si nascondeva con la famiglia dai nazisti, ad Amsterdam, durante la persecuzione agli ebrei.
Anna nacque a Francoforte, in Germania,1l 12 giugno1929. Seconda figlia di Otto Heinrich Frank e di Edith Hollander. Aveva una sorella maggiore, Margot Betti Frank.
La sua era una famiglia agiata e il padre esercitava la professione di banchiere.
Costretti a trasferirsi ad Amsterdam per sfuggire alle persecuzioni, dopo l’occupazione tedesca dell’Olanda, Anna e i suoi familiari si sistemarono in un alloggio segreto, un piccolo spazio a due piani che si trovava sopra una vecchia fabbrica. La porta del piccolo alloggio era nascosta dietro una libreria.
Nel nascondiglio trovarono rifugio 8 persone: Otto e Edith Frank (i genitori di Anna); la sorella maggiore Margot; il Signor Dussel, un dentista ebreo e i coniugi van Daan con il loro figlio Peter.

Vissero lì dal 9 luglio 1942 al 4 agosto 1944, durante l’occupazione nazista.
Dopo più di due anni, una soffiata di un informatore olandese portò la Gestapo al loro nascondiglio. Vennero arrestati e il 2 settembre 1944 Frank e la sua famiglia vennero caricati su un treno merci che andava da Westerbork ad Auschwitz, dove giunsero tre giorni dopo.
Margot e Anna passarono un mese ad Auschwitz-Birkenau e vennero poi spedite a Bergen-Belsen, dove morirono di tifo nel marzo 1945, poco dopo la liberazione.
Solo il padre di Anna sopravvisse ai campi di concentramento (morì nel 1980).
Il diario di Anna, fu trovato nell’alloggio segreto e consegnato dopo la guerra al padre, unico superstite della famiglia che lo fece pubblicare con il titolo di Il diario di Anna Frank.
Da allora è stato pubblicato in 55 lingue diventando il libro più letto al mondo dopo la Bibbia.

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Elena Sofia Ricci e Claudio Amendola a Santa Maria Formosa per registrare la prima puntata della nuova serie

Da Roma a Venezia per inseguire mamma Lucia (Elena Sofia Ricci), i Cesaroni emigrano dalle contrade del quartiere Ostiense e si trasferiscono, solo per poco, al Nord tra le calli e la nebbia. Sarà proprio la città lagunare a ospitare la prima puntata della nuova serie, incentrata sulle vicende della famiglia allargata più popolare della tv. In campo Santa Maria Formosa Claudio Amendola si districava tra foto e richieste di autografi e, prima del ciak, ha spiegato questo spostamento del set da Roma a Venezia. «La quarta serie si aprirà proprio a Venezia, dove mia moglie Lucia ha deciso di trasferirsi – chiarisce Amendola, che interpreta Giulio Cesaroni -. La famiglia proverà a restare unita, ma alla fine sceglierà di tornare a casa, nella cara vecchia Garbatella, senza la mamma che resterà qui». E difficilmente, se non in brevi apparizioni di Elena Sofia Ricci, rivedremo la famiglia Cesaroni al completo. «La giornata è grigia, ma Venezia è sempre bellissima – confida Amendola, atteso dal regista e dal resto della troupe -. Non credo però che torneremo a girare qui altre puntate».

Fonte

Oggi vi presentiamo Sorax Reader una valida alternativa al famoso Adobe Readet, anche se l’alternativa più diffusa è sicuramente Foxit Reader.

L’interfaccia del programma, personalizzabile con una delle 9 skin disponibili, è la solita a cui siamo abituati su Adobe Reader, a cui è stata aggiunta la navigazione a schede, funzione particolarmente utile perché consente di aprire più documenti in una sola finestra, e passare facilmente dall’uno all’altro.

Sorax Reader può funzionare senza problemi su tutte le versioni di Windows. Inoltre è possibile scaricare il software anche in versione portable, utilizzabile anche da drive USB, cosi da poterlo portare con voi anche in ufficio.

Potete scaricare il software dal sito ufficiale

Durante le dieci lune che lo separano dal reincontro con l’amata principessa Selenia, il giovane Arthur si affida alla tribù che abita nel proprio giardino, i Bogo Matassalai, per entrare in contatto spirituale con la natura dei boschi. Al termine dell’iniziazione, nel giorno dell’investitura ufficiale presso il popolo dei Minimei, suo padre si spazientisce per la vita di campagna e decide di fare ritorno in città. Allarmato dalla notizia e da una richiesta d’aiuto scritta su un chicco di riso recapitatogli da un ragno, Arthur teme che Selenia e i Minimei possano essere in pericolo, ed escogita così una stratagemma per poter restare nella fattoria dei nonni ed assumere le dimensioni necessarie per entrare ancora una volta nel micromondo.
Non sono propriamente dei troll i piccoli protagonisti del nuovo franchise produttivo di Luc Besson, ma neanche dei minuscoli umani, anche se finiscono col ricalcarne tutte le caratteristiche. In un certo senso, somigliano molto al suo cinema, girato con forze e capitali francesi, eppure così pedissequamente plasmato sul modello americano. Che si tratti di avventure acquatiche, spionistiche, fantascientifiche, tardo-nouvelle-vagueggianti o fantasy-fanciullesche, Besson concepisce lo scontro con il sistema americano non battendolo ma unendosi ad esso, pensando in tutto e per tutto secondo i dettami della filiera produttiva americana.
Poteva mancare quindi una sua risposta all’idea di produzione seriale back-to-back, girata in continuità come per i vari sequel di MatrixI Pirati dei CaraibiIl signore degli anelli? Certamente no.
Ecco così che la seconda incursione nei territori dell’animazione digitale predispone già ad una terza e coincide con una storia più complessa da poter suddividere in due capitoli. Il problema è che questa idea della serializzazione acuisce quelli che erano i limiti già del precedente Arthur e il popolo dei Minimeie, d’altra parte, ne svilisce anche i (pochi) pregi convertendoli in ripetizione, in cliché. Come nel primo film, anche per la vendetta di Maltazard Besson concepisce la parte presa dal vero con Freddie Highmore, Mia Farrow e gli altri attori in carne e ossa, come la struttura portante, la cornice narrativa alla quale in questo capitolo ritaglia anche il ruolo di riserva aurea di comiche puerili “per tutta la famiglia”. L’action movie, l’avventura vera e propria, spetta sempre alla rappresentazione del mondo dei Minimei, integralmente e ottimamente realizzata in animazione digitale.
Ma per comprendere le debolezze anche di questa parte, basta soffermarsi un attimo sulla sequenza di Paradise Alley, il quartiere “downtown” del regno dei Minimei. Tecnicamente impeccabile, la sequenza conta almeno tre brividi di sensazione da déjà vu: la somiglianza con la licenziosa zona parigina di Pigalle, il rimasticamento di certe suggestioni e personaggi derivati da Guerre stellari (la taverna di Tatooine) e da tutta un’estetica retro-futurista, e infine l’idea di un minimondo che ricrea modelli e tendenze della nostra contemporaneità (il proprietario del bar Max è un rastafariano e in sottofondo si sente la musica di Lady Gaga). Ovvio quindi che a dispetto di una morale punk-ecologista, l’universo fantasy per ragazzi al quale si ispira Luc Besson è più quello “precotto” e citazionista della Dreamworks che quello poetico e creativo della Pixar.
In attesa di sapere come andrà a finire la storia di Arthur, si riscontra la conferma di essere più dalle parti della parodia e della facile complicità piuttosto che nel mondo immaginifico dell’“animazione con l’anima”.

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